Il freddo ce l’hai dentro.

13 Feb 2019, 4:22 am.

Ci sono momenti, e questo è uno di quelli, in cui ti ritrovi da sola, alle quattro del mattino con il sonno che non ne vuole proprio sapere di arrivare. Quando tutta la città è già a dormire da parecchio e tu hai appena spento tutto quello che durante il giorno ti occupa la mente da qualunque tipo di pensiero.
Ci sei solo tu e, con un’infinità di giri ti ritrovi a pensare alle giornate che stai sprecando mentre non vivi.
Da poco hai affrontato una conversazione con un amico che ti chiedeva se fosse davvero possibile che tu non abbia bisogno di qualcuno nella tua vita.
E la risposta nemmeno lì è stata tanto facile. E’ ormai da tempo che non ti guardi più dentro per capire come davvero ti senti. Nonostante il tuo orgoglio ti abbia insegnato a vivere per conto tuo e bastarti, in quanto animale sociale, è ovvio che anche tu vorresti aver qualcuno al tuo fianco, qualcuno da poter chiamare nei momenti in cui una piccola cosa ti ricorda di essere da sola, o semplicemente quando hai bisogno di uscire o di parlare. Invece ti ostini a parlare con un mucchio di sconosciuti che nemmeno ti danno risposta. Perché se ci pensi bene non sapresti chi chiamare davvero.
Non si può dire che tu sia la persona più socievole del pianeta, ma ad un certo punto della tua vita hai anche imparato a fare amicizia e, alcune, sono sopravvissute agli anni. Solo che sono tutte lontane o impegnate a vivere le loro vite in cui tu non sei per forza contemplata.
Sono tutti andati avanti e tu sei rimasta a piangere sui cocci rotti della tua vita. Non hai ancora capito cosa vuoi fare del tuo futuro. Ti sembra di esserti arenata e di non saper più prendere decisioni importanti. Semmai tu le abbia prese, ti limiti a prenderti pause, ad attendere il momento giusto, a rimandare il futuro per paura di scegliere e sbagliare, scegliere e fallire. Hai paura di prendere quella strada che ti porterebbe ad essere più sola di quanto tu lo sia ora. Hai paura dell’ignoto, di quello che ti potrebbe aspettare e di come ti potresti sentire. Ma se non scegli è sicuro tu abbia perso. E perderai tutti i momenti, anche quelli “giusti” senza accorgertene.
Se tornassi indietro nel tempo di dieci anni, ti troveresti seduta, come adesso, su questo letto, in una stanza un po’ cambiata, ma sempre uguale. A scrivere qualcosa che nessuno leggerà mai, a scrivere di sogni che non si realizzeranno mai. A scrivere e poi dormire. Per poi svegliarti nella stessa stanza senza che niente sia cambiato. E’ come se dormissi da dieci anni. Ma il tempo passa e non torna indietro per nessun motivo. Dieci anni fa eri lì che speravi in una vita diversa: con un buon lavoro, con le amicizie speciali che si vedono nei film, con una casa tua in una città che ami e magari con qualcuno accanto con cui condivere quella tua vita che avevi tanto lottato per ottenere. Una serata tranquilla sul divano a guardare un film mentre faticate a rimanere svegli e pensare che, almeno per quella volta la reatà è migliore di qualunque film possano mai girare. Una notte al buio mentre chiudi gli occhi e lasci parlare il cuore, perché solo così riesci ad essere te stessa, quando nessuno può vederti mentre ti spogli delle emozioni che provi. Dei momenti in cui ti senti davvero ascoltata e compresa. Un sorriso complice, delle mani che ti sanno afferrare quando più ne hai bisogno, un abbraccio che ti stringa per farti sentire al sicuro, una risata che ti faccia sentire a casa.
E dieci anni dopo sei ancora lì, con qualche esperienza in più; ma i desideri e le speranze non sono cambiate. E i brividi che provi non sono solo per il freddo che viene da fuori. Il freddo ce l’hai dentro, è dentro di te. E stai aspettando, ormai da anni, che qualcuno si preoccupi di scioglierlo.

Snow.

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Oltre

Rimuginare

 

/ri·mu·gi·nà·re/
transitivo
  1. 1.
    fig.
    Elaborare a lungo nella mente con insistenza e in modo quasi ossessivo.
    “cosa vai rimuginando?”
intransitivo
  1. 1.
    Riflettere a lungo su un fatto esaminandolo sotto tutti gli aspetti (anche + su ).
    “smettila di r. sul passato”

Non so se sia il mio peggior difetto ma sicuramente è quello che odio di più. Rimuginare mi porta a passare periodi più o meno lunghi della mia vita con un peso sul petto che non riesco a mandar via. Accade improvvisamente, senza che niente di fondamentale succeda, e mi ritrovo a pensare a situazioni passate e a come avrei potuto rispondere, a quello che avrei potuto fare per migliorare, per non sembrare quella che in realtà sono. Le risposte giuste mi vengono in mente solo dopo tanto tempo, quando sono inutili ormai. E continuo a pensarci fino a passare giornate intere con una sensazione di strana malinconia, uno stato d’animo di vaga e vana tristezza, nella convinzione che spesso le risposte giuste al momento giusto possono cambiare anche il futuro. Quel presente di cui non sei per niente soddisfatta e che, restando a rimuginare, non fai niente per cambiare. E saranno questi momenti che ti deluderanno con il passare del tempo. Su cui rimuginerai in futuro. Ed è tutto un circolo vizioso che non sai spezzare.

Avrei voluto fare di più, dire di più, ma non è il turno di piangersi addosso
Non ora
Ora ci alziamo se siamo a terra,
ora corriamo se abbiamo imparato a camminare
ora non si grida al cielo e basta,
ora il cielo ci ascolterà perché lo faremo tremare con le nostre voci
quindi fatevi sentire, ovunque voi siate urlate fino a liberarvi.
Nesli.

E il consiglio che ti dai ormai da anni, anche se non lo ascolti mai, è quello di vivere il presente senza pensare ai momenti passati che non puoi più cambiare. Di vivere per non commettere più gli stessi errori. Perché questi esistono solo per insegnarti quello che non devi più fare. Solo questo.
Questo è il momento. Il momento in cui devi prendere in mano la tua vita e decidere cose importanti sulle quali non potrai rimuginarci in futuro.

Vai, ho fiducia in te.

With love, Neve.

Neveseibella è un po’ il mio viaggio nel tempo.

Ho aperto questo diario ormai quasi otto anni fa. Avevo provato anche prima a tenere un diario, ho sempre avuto il bisogno di sfogarmi senza dovermi mettere a nudo davanti a gente che, conoscendomi, avrebbe potuto giudicarmi. E io ho sempre avuto paura del giudizio delle persone, sono sempre rimasta in un angolino, fuori dagli sguardi della gente. E’ proprio questo che mi ha spinto, un giorno di novembre, ad aprire il mio diario. L’unico che ancora sopravvive. Il diario non più segreto di una non più adolescente che necessita di buttar via le parole che le vorticano nella mente, come soffiare fuori l’aria che sembra ti stia soffocando per sentire un po’ quella bella sensazione di vuoto prima di dover respirare di nuovo e riempirti di aria che ti pesa nel petto. Forse proprio perché adulto questo diario è arrivato fin qui. Mi ha accompagnato in questi anni e durante ogni tipo di esperienza, ha saputo aspettare quando le parole preferivano rimanere dentro o quando la paura era così forse da non permetterti nemmeno di pensare.

E le parole, una volta soffiate via, sono rimaste lì. Impresse nero su bianco sulla pagina di una rete infinita che nemmeno immagini quanto può essere enorme. Ma probabilmente è questo che ti fa sentire al sicuro. Le tue parole, una volta uscite dalla tua mente ormai liberata, vanno a finire nell’universo sconfinato. Non sono più tue. Fluttuano in corridoi virtuali che nessuno conosce. E’ per questo che, dopo averle scritte, non torno indietro a rileggerle.

Ieri però, incuriosita dal fatto che qualcuno (o più di uno), continua a leggere sempre lo stesso articolo quasi ogni giorno, ho deciso di dare uno sguardo al passato. Così, prima di addormentarmi mi sono persa per qualche minuto nelle parole scritte ormai un paio di anni fa. Come previsto quelle parole non erano più mie, non ricordavo più di averle pensate. Non ricordavo i miei sentimenti e non ricordavo più quello che avevo vissuto. Era come leggere la vita di qualcun altro, ma allo stesso tempo ricordare quello che avevo sentito tempo prima. Ho pensato: come ho fatto a scrivere certe cose? Come potevo non ricordare le cose vissute? Poi, andando avanti a leggere, ho capito che il mio cervello aveva voluto dimenticare per difendersi. Quello che è successo dopo è stato peggio di tutto il meglio venuto prima.

“Lei non si innamora di chi la ama,
si innamora di chi non la ama.
E’ la sua modalità risparmio energetico.”
Mr. Robot.

Però è stato bello rileggere quello che tempo prima avevo vissuto e rivivere quelle sensazioni che mi sembrano così lontane. Così, anche nei prossimi anni, quando dimenticherò tante cose per far spazio a quelle più importanti, potrò tornare qui, indietro nel tempo e ricordarmi degli errori e delle cose belle che ho avuto nella vita.
Questo diario, Neveseibella, è un po’ il mio viaggio nel tempo.

Vorrei ringraziare chiunque capiti tra queste pagine, in questi corridoi virtuali, anche solo per qualche minuto. Vorrei ringraziare chiunque si senta al sicuro tra le mie parole. Grazie a te che leggi sempre, e mi piacerebbe che scrivessi qualcosa se ne avessi voglia. Che mi facessi sapere quello che provi leggendo quello che scrivo, quando apro il mio cuore. Che siano cose positive o negative. Qualsiasi cosa sia. Grazie davvero. Grazie.

Neveseibella.
Io, il mio cuore.

I’m leavin’ today, I want to be a part of it, New York, New York.

Il nuovo anno è iniziato da qualche settimana e ancora il mio cuore è rimasto a quello appena passato. Sarà difficile migliorare da questo 2018 che era iniziato come qualsiasi anno; con gli ultimi esami di quel persorso che, con tutti gli imprevisti, sembrava non volesse finire. Poi è arrivato l’ultimo esame con tanto di soddisfazione e un po’ di stress per la scrittura della tesi. Il giorno della mia laurea mi sentivo come se la vita che stava andando avanti non era la mia. Solo dopo aver discusso ed essermi alzata da quella cattedra con gli sguardi di tutti addosso ho tirato un sospiro di sollievo e fatto il sorriso più grande e sincero che io abbia mai fatto. Ero proprio io, era la mia vita ed era arrivato quel giorno che tanto avevo atteso. Finalmente! Avevo finito qualcosa che avevo iniziato, avevo con me tutta la mia famiglia e mi sentivo amata come probabilmente non era mai successo. Poi è arrivata l’estate, la prima della libertà dalla fine delle superiori. In realtà l’avevo immaginata molto diversa, ma sapevo che da lì a poco avrei fatto Il Viaggio. Il viaggio che ho sempre desiderato.

Io non mi sono mai innamorata prima della fine di queste 2018. Non so bene cosa voglia dire amare; ma se amare vuol dire non riuscire a starne senza, allora io mi sono innamorata questo novembre. No, non di una persona. Mi sono innamorata di una città. La città. The Big Apple. Lei.

Sono partita all’alba per un viaggio durato quasi ventiquattro ore, ma la stanchezza non era contemplata. Alla fine del giorno ero a New York. Ero dall’altra parte del mondo, quella parte così diversa da quella che vivi tutti i giorni, quella parte che ti fa sentire come in un film perché è solo lì che fino a quel momento hai visto quelle strade. Quando arrivi a New York ti senti un bambino nel paese delle meraviglie, ti viene da camminare con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto per scorgere il cielo in mezzo a quei grattacieli di vetro che il cielo ce l’hanno dentro; ti viene da guardare intorno a te l’immensità che ti fa sentire piccolo in mezzo a tutta quella gente che corre da una parte all’altra della strada, che si raduna agli angoli in attesa del semaforo, che mangiano lo street food e tornano a lavoro, che il loro lavoro lo fanno per strada, che sono lì da turisti, che sono lì per la prima volta, che ci abitano da una vita. Persone di tutte le età, nazionalità, lingue e culture che, allo stesso tempo ti fanno sentire grande e potente perché il mondo è tutto lì, a portata di mano. Basta cambiare strada, svoltare l’angolo, e a distanza di qualche isolato hai tutto quello di cui hai bisogno.
Mi sono vissuta questo viaggio come fosse il primo e l’ultimo, come se non avessi visto niente altro in vita mia, come se dovessere essere l’ultima cosa vista. Con la gioia dei bambini e la pazienza dei saggi. Ho osservato ogni minimo angolo, ho cercato i posti nascosti, ho saputo prendere del tempo per me, ho chiuso gli occhi e ho cercato di respirare tutto quello che quella città meravigliosa poteva regalarmi.
Ho scattato miliardi di foto sperando di poter catturare anche solo un millesimo di tutte le emozioni che ho provato in quei giorni così speciali per portarli via una volta a casa. Ma nessuna foto può rendere giustizia a tutto quello. E tornata alla vita di tutti i giorni la mancanza di quei posti, di quei giorni, era quasi insopportabile. C’era il rimpianto per le cose che ancora c’erano da fare e non c’era stato il tempo, il desiderio di tornarci anche immediatamente, i ricordi ancora oggi vividissimi nella mente e la speranza di tornare, un giorno, a vivere quelle strade come fossero casa tua.

Il nuovo anno è iniziato, perciò, con il ricordo delle cose migliori vissute in ventisei anni di vita. Sarà difficile finire con la stessa felicità questo 2019 ma, come per l’anno appena passato, non si può mai dire da che parte arrivano i miracoli. Non faccio più propositi tanto quello che deve succedere accadrà, spero solo sia un anno bello almeno come quello appena finito.

Love,
Snow.

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We can do better, we must do better.

Troppe cose sono successe dall’ultima volta che ho deciso di scrivere qui. A partire dal fatto che finalmente ho concluso un percorso che da troppo tempo mi teneva sospesa su un filo a trattenere il fiato. Subito dopo sono riuscita a tirare un sospiro di sollievo, ma quello che ha portato dentro di me è stato il vuoto. Improvvisamente non avevo più uno scopo dopo tanto tempo e per qualche giorno ho sentito il bisogno di sfogarmi, come mio solito, mettendo tutto nero su bianco. Ma per quella volta il nero non erano dei tasti di un computer, era una più classica penna su un notes che utilizzo per le emergenze. E quelle parole sono rimaste lì: chiuse in un cassetto che non viene mai aperto, troppo personali per essere pubblicate e troppo dolorose per essere rilette. Così, chiuso quel cassetto mi sono sentita meglio, pronta a riprendere la vita che da troppo tempo stavo aspettando. Anche se nella mia testa questa famosa estate avrebbe dovuto essere diversa. Ho passato le giornate a pensare al mio futuro sia dal punto di vista professionale che personale. Per un po’, tra questo e tutte le serie tv che dovevo recuperare, ho trascorso il tempo a sognare qualcosa che per un attimo mi appariva davvero vicino.
Ma esistono anche i giorni in cui ti svegli e ancora non sai che da lì a poco tutto sarebbe cambiato. Quei giorni li passi interamente sul letto, in pigiama, a guardare quella serie tv che credi, (ma non è affatto così), non ti farà pensare alle cose negative. Però il tuo cervello ha la capacità di allontanarsi anche contro la tua volontà e pensare quello che vuole e anche se tu non li senti, quei pensieri, al primo respiro ti senti dentro un peso all’altezza dello stomaco che ti fa svegliare dal tuo senso di trance e ti accorgi di aver male alla faccia per quanto stai stringendo i denti, male alla schiena e al collo per essere stata tutto il giorno davanti a un computer. E la pioggia di un giorno di settembre non aiuta per niente.
Così sono le due e tu stai cercando di distrarti con della musica mentre fai uscire il flusso dei tuoi pensieri nel tentativo di farli scorrere via da te per ripulirti la mente. Ma il dolore allo stomaco non passa e poi arriva anche il mal di testa perché sono le tre del mattino e non stai ancora dormendo, continui a guardare lo schermo del telefono in attesa di qualche messaggio che però sai, non arriverà. Hai pensato bene in tutti questi anni di allontanare tutte le persone che, almeno loro così dicevano, tenevano a te. E non tanto improvvisamente adesso non hai più nessuno con cui parlare. Nessuno a cui dire quello che ti succede, a parte un mucchio di sconosciuti che forse leggono le assurdità che scrivi quando non hai nessun altro.
Probabilmente hanno ragione quelli che dicono che bisogna accontentarsi delle persone che il destino ti mette davanti senza avere troppe pretese, almeno se non si vuole arrivare al punto di rimanere da soli.
Non credo sia un caso che dopo aver mandato via le persone dalla tua vita tu ti senta sollevata e affermi di stare meglio da sola, ma poi le uniche cose che ti fanno piangere siano le persone che dimostrano affetto per altre. Le parole commosse di un amico, la vera amicizia, l’amore. L’amore nel senso più ampio del termine. Qualcuno che si sente amato, qualcosa che tu hai visto sempre in televisione.
E’ vero che stai bene da sola, sei una persona forte, ma anche le più forti hanno bisogno di qualcuno che le faccia sentire amate, almeno qualche volta, quando sentono crollare tutte le certezze. Quando tutti i progetti potrebbero sparire con un soffio di vento.

Snow
-love.

Aspettate l’Amore, sempre.

Sarà che due giorni fa ho finalmente fatto l’ultimo esame all’università, sarà forse che mi sento “libera” per la prima volta da tanto tempo, che posso rimanere qualche ora senza aprire alcun libro senza poi dovermi sentire in colpa. Saranno tante cose che mi fanno rimanere sveglia fino alle quattro e mezza del mattino, come non mi capitava da una vita, a vedere una nuova serie tv. Sarà che quando guardo alcuni film mi trasformo in una bambina che crede nelle favole e poi, quando spengo tutte le luci, nonostante sia tardi (o mattina presto), rimango tra le coperte e il buio con gli occhi sbarrati che non ne vogliono sapere di chiudersi.
E quello che ho appena visto sullo schermo mi lascia tra un misto di nostalgia e malinconia, e mi vengono in mente cose a cui prima di allora non avevo pensato o su cui non mi ero soffermata più di tanto.

Era un giorno apparentemente come tanti. Un treno si avvicinava alla prossima fermata e già i passeggeri avevano preso posto in fila nel corridoio. Un ragazzo saluta la ragazza e lei, forse per la prima volta mostrando i suoi sentimenti all’esterno, mette un broncio da bambina. Aveva passato tutto il viaggio con le cuffie nelle orecchie a ballare, non prestando attenzione a quello che la gente avrebbe pensato. Era felice probabilmente. E non lo sapeva ancora, ma quella sarebbe stata l’ultima volta che lo sarebbe stata con quella persona. O forse qualcosa dentro di lei lo aveva percepito e quel broncio stava proprio a significare quello. Lei che non aveva mai fatto trasparire niente, lei che non rispondeva ad alcune domande per non mettersi a nudo, in quel momento si era sentita piccola, una bambina che non ottiene il giocattolo che avrebbe voluto. Una ragazza che stava lasciando andare il ragazzo che fino a quel momento l’aveva resa felice. Ma come poteva sapere che dopo quel momento tutto sarebbe cambiato? Come poteva sapere che qualcosa si sarebbe rotto in mille pezzi senza la possibilità di rimetterli insieme? Che tutto sarebbe passato e che le cose brutte che pensava avrebbero superato quelle positive? Non sapeva ancora leggere il futuro, ma certe cose si sentono sotto la pelle.

Dopo quel giorno ce ne sono stati tanti senza vedersi e quell’assenza a cui quel broncio non si voleva abituare è diventata routine, quei momenti felici sono apparsi improvvisamente lontani. Quelle risate senza motivo tanto da sembrare pazza avevano lasciato il posto alla noia, alla paura, al terrore di stare con lui per non dover fare qualcosa di cui non aveva voglia. Quella felicità aveva lasciato il posto alla consapevolezza che non era la persona giusta. Perché se c’è una cosa che ti insegna la vita è proprio quella di non accontentarti mai, di conoscere te stessa e quello che vuoi realmente e lottare per averlo.

Le persone che entrano nella tua vita, nel bene e nel male ti lasciano qualcosa. Ti lasciano il ricordo di quello che è stato, quello non va mai rinnegato. Ma si dovrebbe sempre essere pronti a lasciare andare e continuare a camminare senza voltarsi indietro. Ci pensi, certo! Non sei una persona senza cuore, nonontante tanti lo pensino. Ma credi anche che la felicità che hai provato in alcuni momenti non dovrebbe essere una cosa passeggera. E credi nel destino. Credi che prima o poi, quella felicità tornerà e poi ti rimarrà una persona che ti lascerà sempre quel broncio sul viso ogni volta che andrà via.

Aspettatte quelle persone che vi fanno sentire come bambine, che vi fanno ridere senza motivo, che vi fanno ballare in mezzo alla gente, non quelle che vi vogliono tenere strette tanto da non farvi respirare. Quello non è amore.
Aspettate l’Amore, sempre.

Snow.
with love

Il destino, sempre lui.

Ho iniziato a vincere la mia pigrizia e da poco ho iniziato con la palestra, un po’ per mantenermi in forma, un po’ per scaricare lo stress di questo periodo. Così, mentre corro, ho la possibilità di pensare a cose che non riguardano lo studio e l’università. Mi è capitato di uscire e poter osservare la gente come facevo un tempo e prendere spunto per alcune riflessioni che mi mancavano.
Ho visto storie iniziare e poi finire. Ho visto l’emozione sul viso di alcuni e la rabbia su altri. Ho visto lacrime e sorrisi, abbracci, baci e carezze. Ho visto muscoli contratti e brutte parole uscire dalla bocca. Ho visto allontanamenti, delusioni e indifferenza. Ho sentito dolore e poi accettazione. Ho visto finire storie durate anni e altre nate da pochi mesi.
I sentimenti erano sempre uguali. C’era il cattivo della situazione e quello che non accettava le decisioni. C’erano le scelte ferme e quelle che ti fanno mettere in dubbio se in realtà sia la cosa giusta.
Ma io ho sempre creduto al destino. Nel bene e nel male. Ho sempre creduto che alcune persone arrivano nella tua vita anche solo per farti capire quello di cui non hai bisogno. Arrivano per farti rendere conto di quella che sei e di quello che vuoi realmente. Arrivano anche se non sono, in realtà, le persone giuste e a volte ci vogliono anche anni per capirlo.
Credo che se decidi di lasciare una persona, nonostante per giorni o forse di più, ti sei chiesta se fosse la decisione giusta, arrivi alla consapevolezza che quello che ha da darti, per te non è abbastanza. E non è cattiveria, stai solo pensando a te stessa. Stai decidendo di stare bene, di non perdere tempo dietro a persone sbagliate, di dare la possibilità al destino, alla persona giusta, al mondo, di trovarti pronta per ciò a cui sei destinata. Se decidi che una storia deve finire, perché, anche se prima lo faceva, hai capito che in quel momento ha smesso di farti bene. Perché sei cambiata tu, è cambiata l’altra persona, sono cambiate alcune situazioni, è cambiata la vita. Solo dopo un po’ riesci a conoscere qualcuno e hai il diritto e il dovere verso te stessa di decidere se accettare i cambiamenti o sperare in qualcosa di meglio.
Non c’è mai una colpa quando una storia finisce. E’ semplicemente il destino che ti fa capire che non siete fatti per stare insieme. E anche se ci stai male devi capire che non tutto il male viene per nuocere ed essere consapevole che sei destinato per qualcosa di più. Il dolore non diminuirà, ma presto dimenticherai tutto e andrai avanti con la tua vita, con tutta la forza che ti permette di rialzarti.
E probabilmente arriverà quel momento in cui dirai: “per fortuna è andata così, solo adesso sono davvero felice”. E guarderai al passato con un sorriso sereno.

‘Oku ou tui ‘i he iku’anga

Love-
Snow.

Obiettivo della vita: essere felice.

Eccomi.
Pensavate fossi sparita?
Ho aperto questo blog ormai nel lontano 2012 per alleggerire quei momenti in cui i pensieri ti riempiono la testa tanto da mandarti a fondo. Avevo sperimentato che se riuscivo ad ammettere e a buttar fuori quello che mi opprimeva, la mia mente lasciava nero su bianco i miei problemi e potevo tornare a sorridere o a dormire, dipende dai momenti. Così ho iniziato a scrivere di tutto quello che volevo esprimere ma non sapevo a chi raccontare. Per fortuna ho trovato voi, qualcuno che mi ascolta senza chiedere niente in cambio, senza farmi sentire giudicata, qualcuno che non mi conosce, esterno alla mia vita, e che perciò mi rende più facile aprirmi.  Mi sono sentita bene per tutto questo tempo e continuo anche ora. Ma per questi primi mesi del nuovo anno, dall’ultima volta che ho scritto, non ho vissuto. Niente di particolare almeno, niente che non mi faccia andare a dormire serenamente.
Sono tornata a casa dei miei in attesa di finire il mio percorso di studi, almeno per ora. Ho passato le mie giornate a scrivere la tesi, a guardare serie tv e ascoltare musica. Sono praticamente tornata a quando ero adolescente e vivevo tra le quattro mura senza che niente e nessuno potesse modificare la mia vita, nel bene e nel male. Non ho conosciuto nuove persone, non ho avuto il tempo di pensare se non al fatto che sono fatta male. Aspetto sempre qualcosa di altro per essere felice, aspetto di finire il periodo per fare qualcosa che mi possa far bene, aspetto di cambiare città per conoscere qualcuno e fare nuove amicizie, aspetto di avere quella cosa per essere come tutti gli altri, aspetto di essere diversa per essere felice. Ma ho imparato che la felicità è un attimo, un momento fugace che non devi aspettare ma andare a prendere.
Ho imparato che se aspetti il momento giusto, che per altro non arriverà mai, ti sarai perso un sacco di momenti che potrebbero anche non sembrare giusti, ma sono i tuoi.
Sono i tuoi momenti, i momenti che compongono la tua vita e se li farai passare aspettandone altri nessuno te li darà mai indietro. Perché ci sono cose che se non fai in quei momenti non li farai più.
Ho imparato, è vero. Ma è da una vita che vado avanti in questo modo. Quando conoscerò qualcuno farò questo, quando vivrò in un’altra città farò quest’altro, quando finirò questo comincerò a vivere. Ma la vita ti passa davanti senza che tu la viva, e ti ritroverai ad un certo punto che non riuscirai a salire in corsa e avrai passato i momenti a guardare la tua vita come fosse quella di un altro.
Non farò promesse, tanto non le manterrò (come tutte quelle che ho fatto qui e a me stessa). Non posso dire che smetterò di aspettare. Ma cercherò di attendere vivendo. Per adesso questo è il massimo che posso fare: cominciare piano ad allargare la bocca in un sorriso finché non riuscirà a ridere davvero, felice.

Ps: Volevo ringraziare tutti voi. Tutti quelli che di proposito o per caso, anche per un attimo, soprattutto in questi mesi in cui non sono stata presente, sono entrati in questo mio mondo tanto incasinato. A quelli che hanno letto e forse si sono ritrovati nelle mie parole, a quelli sono riusciti a superare dei momenti difficili e anche a quelli a cui non importa niente e si sono fatti una risata (che comunque vale tantissimo). Mi piace pensare che qualcosa di buono in questa vita non vissuta la sto facendo anche io. 
Grazie. 

I’m back,
Snow.

Conta solo il bene che ricordi quando ti guardi indietro prima di svoltare l’angolo.

Ci siamo, anche quest’anno sta per terminare.
Se mi guardo indietro vedo un anno pieno di eventi e novità.
Il 2017 è iniziato inaspettatamente con delle nevicate che mi hanno riempito il cuore come quello di un bambino che riceve il regalo che aveva desiderato da tanto tempo. Per me la neve è sempre una magia, sarà forse che sono nata in un posto in cui è un evento più che raro, che quando sono nata ha nevicato, ma la sensazione di essere circondata da quel bianco che sembra rendere tutto il mondo un enorme letto sul quale lanciarti senza farti male, respirare quell’aria che ti entra dentro e pulisce ogni cosa, vedere qualcosa che in ogni momento ha il potere di trasformare tutti in bambini, mi rende felice.

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Poi è iniziato l’anno vero e proprio, finite le vacanze si ritorna alla quotidianità: altra casa, altra città, altre persone. Nuovi esami, nuove cose da imparare. Un laboratorio con uno tra i più grandi compositori di colonne sonore, un’installazione di suoni creativa, nuove conoscenze e nuovi interessi inaspettati.
Un’estate di tramonti fantastici, di amicizia, di viaggi e di cose nuove da vedere, di musica, di incontri di cibo e di mare, tanto mare. IMG_20170810_193951
Arriva settembre e si torna a casa, e si lavora in attesa del traguardo più grande della tua vita. E improvvisamente i mesi passano troppo in fretta tanto da arrivare alla fine dell’anno senza accorgertene.

E nel frattempo la cosa più emozionante che ha vissuto in tutto questo anno è un instore di un poeta che ti ha toccato l’anima con i suoi testi e la sua musica. Quelle canzoni che quando le ascolti ti trovi catapultato in un nuovo mondo che esiste solo dentro di te, che ti sanno leggere dentro più di quanto tu possa fare, che ti conoscono più di te stesso. Quelle canzoni che ti insegnano che il bene genera bene, e che nonostante tutto andrà tutto bene.

Perché, anche se del 2017 ricordi solo tanto bene, ci sono stati anche i momenti di solitudine, di confusione, di rabbia e di impotenza. Quei momenti che ci sono tutti gli anni, ma conta solo il bene che ricordi quando ti guardi indietro prima di svoltare l’angolo.

Addio 2017, ti aspetto 2018
spero non mi deluderai.

Snow.

Difetto di fabbrica.

Se l’uomo è un animale sociale io sono il difetto di fabbrica.

Da sempre, fin da quando ero una bambina e ho iniziato la scuola, complici anche gli insegnanti che mi ci facevano sedere vicino, ho legato molto di più con i ragazzi e non con le compagne con cui non avevo niente in comune. Ancora oggi, se ripenso a quegli anni mi vengono in mente le risate condivise con quegli “amici” che però, finita la scuola, non ho saputo mantenere. E quando arrivava l’estate mi ritrovavo a giocare per strada con nuove conoscenze che la stagione seguente non riuscivo a ritrovare come avevo lasciato. E tutti quegli amici con cui passavo le mie giornate adesso hanno preso strade diverse, le incontro per strada ed è come se non avessimo passato quei momenti insieme.
Arrivata alle superiori, per la prima volta ho legato con le ragazze della mia classe, all’università con le coinquiline e con le colleghe di corso, ma allo stesso modo, passate quelle ore a lezione, tornavo a casa da sola mentre alcune di loro avevano fatto gruppo tanto da raccontarsi le cose più personali, io le scrivevo quelle cose.
Crescendo, le strade si sono divise anche qui e io non ho saputo mantenere dei rapporti. Poi sono arrivati i primi ragazzi, i fidanzati e i mariti (loro), e io mi ritrovavo sempre in mezzo alle quattro mura della mia stanza a pensare che io potevo essere felice anche così, quando la mia coinquilina mi lasciava da sola il sabato sera per uscire con il suo ragazzo e, tornata, mi raccontava tutto.
Con loro i rapporti li mantengo ancora.
Conosciuto il primo ragazzo si è presentata l’occasione per uscire in quattro. Quelli sono i momenti migliori dopo tanto, prima che finisse tutto e tirassi un sospiro di sollievo. In quel momento mi sentivo felice più di tutto. Avevo provato cosa volesse dire “stare” con qualcuno e a parte quelle uscite tutti insieme, avevo capito cosa non volessi per la mia vita. Quindi dopo tanto tempo ero davvero serena e felice nel dire che amavo stare da sola, senza quell’angoscia di dover fare qualcosa solo per far piacere agli altri.
Nel frattempo conosco un ragazzo che è diventato il mio migliore amico, con cui non passa giorno senza che ci parli, con cui rido parlando al telefono e con cui ho molto in comune, per un attimo mi sembra di essere tornata a scuola, ma questa amicizia dura più di una stagione. Passano i giorni, i mesi e gli anni ed è l’amicizia più duratura il 20 anni di vita. Ma è solo virtuale, perché sono conversazioni da dietro uno schermo, ed è probabilmente questo che la fa durare così tanto: il fatto che si possa spegnere uno schermo, rifiutare la chiamata e non dover essere sempre presente anche quando non ne hai voglia, e sorridere quando vorresti fare tutt’altro.
Poi arriva un altro ragazzo e sembra diverso dal primo, perché almeno in quel momento non stavo cercando altri per rendere migliore la mia vita e si sa, le cose migliori accadono quando meno te lo aspetti. In quei mesi mi sono conosciuta diversa da come avevo fatto fino ad allora, ho scoperto che la timidezza in alcuni momenti può anche non esistere, ho imparato a ridere come una matta senza preoccuparmi della gente che avevo intorno, ho imparato che la vita può essere migliore con qualcuno accanto e che anche io posso essere felice anche senza stare da sola. E per questo lo ringrazio.

Però capita che gli altri non sono te, e non capiscono come sei fatta, non imparano a conoscerti e non comprendono che dopo tutti quegli anni a stare da sola non puoi stravolgere tutta la tua vita e abbandonare te stessa per gli altri. Non capiscono che hai ancora bisogno dei tuoi spazi, delle tue ore da sola tra quelle quattro mura della tua stanza. E quando non ti capiscono ti senti soffocare e fai di tutto per allontanare quelli che non ti permettono di respirare. Così rispondi anche male, e fai di tutto perché tutti si allontanino e quando rimani da sola tiri un altro sospiro di sollievo.
Per un po’ sei felice così, non scrivi più a nessuno, perché tanto gli altri non lo fanno mai per primi, e ti riprendi quella beata solitudine a cui sei abituata.
Qualche volta arrivano anche quei giorni grigi in cui la malinconia ti assale, quando esci per strada e quello che vedi sono gruppi di umani che si divertono, ridono, parlano, mangiano, vivono insieme. E ti senti un po’ fuori dal mondo, qualcosa che vien fuori male dalla catena di fabbrica e qualcuno separa da tutti gli altri che non si sa dove andrà a finire. Poi pensi che sei tu, sei sempre stata tu ad essere fatta male e probabilmente nessuno se n’è accorto prima, ma tu lo hai sempre saputo.

Anche io ho in qualche modo quella spinta verso i miei simili come gli altri, ma dopo succede qualcosa che mi fa allontanare all’improvviso. Questo difetto di fabbrica che devo correggere se non voglio rimanere per sempre tra le mie quattro mura.

Snow.